Nella cella dove è rinchiuso il killer non collabora. La notte passata a imprecare

Il “lupo” stremato non mangia e non parla

Teruel (Spagna) – Non mangia, non dorme, non parla. Norbert Feher, il killer di Budrio e, ora, anche di El Ventorrillo, è un predatore col fisico mangiato dal digiuno, stremato dai 259 giorni in fuga e tradito da un colpo di sonno, quando la sua presenza in Aragona era stata segnalata alla polizia per il furto di una busta di mele.

Era stanco Igor, al secolo Norbert, di nutrirsi rubando gli avanzi dalle ciotole dei cani, a guardia di un drappello di fattorie che puntella un paesaggio rurale e spopolato, color zolfo, dove soltanto pochi anziani sono rimasti contadini. Da giovedì il «lupo» è rinchiuso nella caserma della Guardia Civil di Alcaniz, sezione Roca, squadra che indaga sui furti di bestiame. «Igor il Russo», che non è né italiano né croato, ma un ex militare serbo di 36 anni, cecchino scelto, addestrato per sopravvivere all’inferno, nutrendosi di qualunque cosa, ora rifiuta il cibo, quello vero. Rifiuta anche di parlare, gli hanno cavato fuori il suo vero nome a fatica. Poi l’hanno sentito inveire, a bassa voce, nella prima notte in cella. «Non parlava italiano – dicono in caserma -. Non piangeva, forse bestemmiava in serbo».

Quando alle 2.50 tra mercoledì e giovedì è stato raggiunto per un controllo da un’auto della Guardia Civil, sembra abbia detto di chiamarsi Ezechiele, di essere italiano e di non avere documenti con sé. «Era privo di forze, diceva di avere sbandato, ma che stava bene. Indossava una tuta nera, militare», ricorda uno degli agenti che l’ha identificato. La squadra che l’ha arrestato, aveva avuto, pochi minuti prima, la segnalazione di un pick-up Mitsubishi grigio-bianco finito fuori strada per Castellon, quattro chilometri prima di un posto di blocco della polizia. «Teneva sul sedile due pistole con doppio caricatore. Crediamo che se fosse incappato nel presidio, invece che sbandare poco prima, avrebbe potuto sparare e uccidere nuovamente», spiegano nella caserma di Alcaniz dove il serbo è rinchiuso da solo, luce sempre accesa e guardato a vista. La Guardia Civil lo braccava. Inseguiva quel fantasma che da due settimane razziava per campagne e casolari, al tramonto, come un predatore affamato. C’erano due braccianti feriti a colpi d’arma da fuoco, mentre entravano nel rudere col tetto sventrato di Mas del Saso, ultimo covo del serbo, responsabile anche di avere ucciso a sangue freddo, sempre nel casolare semidistrutto di El Ventorrillo, l’allevatore José Luis Iranzo, 39 anni, padre di una bambina di quattro mesi e gli agenti Vìctor Romero Pèrez, 30, da poco padre, e Vìctor Jesus Caballero Espinosa, 38. Norbert rimane in silenzio, «impassibile come fosse un extraterrestre». Oggi sarà interrogato sulla lunga scia di sangue iniziata in Italia, fuggito nascosto tra i pellegrini di Lourdes e finito in una cella di ladri di vacche.

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