Pedofilo ucciso, il fidanzato della vittima: “Non sono affatto pentito”

Jace Crehan, un giovane di 23 anni di Baton Rouge, in Lousiana, è stato condannato all’ergastolo per la morte del pedofilo ucciso da lui stesso nel 2015. Il ragazzo disse allora che il sistema giudiziario aveva fallito, scegliendo di farsi giustizia da se e di non aver avuto mai rimorso per aver ucciso Robert Noce Jr. Quest’ultimo era il patrigno della fidanzata di Jace, Brittany Monk, della quale aveva invece più volte abusato sessualmente. Diventata grande, Brittany aveva denunciato quanto subito da Noce in un lungo periodo cominciato quando aveva 4 anni e concluso quando ne compì 12. Oggi Brittany è una 20enne, e per la morte del patrigno è stata condannata a sua volta a 40 anni di carcere. La vittima invece, pur essendo stato riconosciuto colpevole, se l’era cavata soltanto con cinque anni di libertà vigilata. Troppo poco secondo Brittany, la quale temeva che Noce potesse farsi di nuovo vivo con intenzioni poco amichevoli.

È stato un omicidio premeditato

La giovane era rimasta incinta quando questa sua paura aveva cominciato ad avvolgerla, e lo stesso pericolo lo avvertiva anche Jace, che temeva per la vita della fidanzata e per il bambino che aspettavano insieme. Perciò hanno scelto di intrufolarsi nottetempo nella roulette che faceva da abitazione di Noce, ed è qui che è avvenuto il delitto con il pedofilo ucciso. L’inchiesta relativa a quanto avvenuto ha portato alla luce il piano concepito dalla giovane coppia, la quale si è avvalsa di cuffie e guanti allo scopo di non lasciare eventuali tracce di se sul luogo del crimine. Avevano però commesso la leggerezza di buttare tutto via a pochi metri di distanza, con la scientifica che alla fine è riuscita a risalire a loro.

Pedofilo ucciso, i due hanno agito per paura

In tribunale Jace ha detto: “Non sono assolutamente pentito di quanto fatto, anzi sto molto meglio e non provo affatto dispiacere. Io e Brittany credevamo che quel mostro sarebbe stato condannato come minimo a 10 anni di carcere. Lei lo chiamava ‘papà’ e lui l’ha molestata per 8 anni, ma per la giustizia meritava soltanto 5 anni di libertà vigilata”. Il giudice ha riconosciuto colpevole il 23enne per omicidio di secondo grado, condannandolo all’ergastolo, mentre 40 anni sono stati inflitti a Brittany. Il loro avvocato ha parlato di un delitto motivato dalla vendetta: “Entrambi temevano per la loro incolumità, specialmente dopo aver saputo di aspettare un bimbo. Non volevano uccidere la vittima ma soltanto avvertirlo di non farsi mai più vedere, però hanno perso il controllo”. Ma se da una parte la paura dei due potrebbe risultate anche comprensibile, la Giustizia non ha potuto non riconoscere il fatto che entrambi si siano macchiati di un reato grave.

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