“Silvio, ma tu quei soldi…?”. Spunta un brutto sospetto: Feltri, la domandina al Cav che ci fa venire i brividi

Feltri, la domanda a Berlusconi: “Dove li trovi i soldi per i pensionati?”

Berlusconi è uno che sa come fare a sedurre gli elettori, specialmente i pensionati. Già in passato li ha portati dalla sua parte offrendo loro un assegno minimo mensile di un milione di lire. Adesso ci riprova promettendo ai vecchi in un futuro prossimo, qualora egli vinca le elezioni di primavera, addirittura mille euro ogni trenta giorni. Il Cavaliere con i soldi degli altri, cioè i nostri, è assai generoso e bisogna comunque credere nelle sue altruistiche intenzioni. Gli anziani, bistrattati da tutti, meritano in effetti di non essere abbandonati, e occorre garantire loro una esistenza sopportabile.

Complimenti al Cavaliere che si preoccupa della terza età e ha in animo di farla campare in modo decente. C’ è solo un problema che egli deve risolvere. Dove va a prendere i soldi per incrementare il reddito dei poveracci? Questo è il punto. La Previdenza sociale è in deficit cronico e chiede periodicamente finanziamenti allo Stato, già schiacciato da un debito pubblico mostruoso.

E allora, come fare? L’ INPS è in difficoltà perché per legge è costretta non solo a pagare i pensionati che hanno versato per una vita contributi pesanti: è chiamata anche, con i quattrini dei lavoratori, a provvedere a finanziare la Cassa integrazione guadagni, alla quale attingono i disoccupati, le donne in maternità e liquidare le cosiddette sociali, quelle che retribuiscono coloro che non hanno mai sganciato un centesimo sotto forma di contributi. Tutto ciò comporta una spesa enorme che grava appunto sulla Previdenza, che con l’ assistenza non c’ entra nulla, essendo questa a carico della fiscalità generale e non della cassa alimentata dai dipendenti e dagli imprenditori, il cui fine è quello di fornire una quiescenza dignitosa a chi ha sgobbato per una esistenza intera.

Pertanto chiediamo a Silvio Berlusconi una cosa semplice: non aumenti le prebende di tutti gli sfigati, pur meritevoli di sostegno, con le palanche di chi ha sganciato i contributi alla Previdenza, cioè l’ ente che per contratto è costretto a restituire fondi a coloro che, togliendo quattrini dal proprio stipendio, hanno foraggiato la stessa Previdenza e non hanno debiti con la gente dalle cui tasche non è mai uscita una lira.

Caro Cavaliere se lo metta in testa: l’ INPS è roba nostra, di noi lavoratori, non sua, e ha l’ obbligo di renderci quanto ci ha sottratto nel corso della vita in fabbrica o negli uffici, e non quello di fare la carità a cani e porci.

di Vittorio Feltri

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